L’Eurispes stima che l’economia sommersa nel nostro Paese equivale ai Pil di Finlandia (177 mld), Portogallo (162 mld), Romania (117mld) e Ungheria (102mld) messi insieme. Il 54,6% dell’economia non osservata è rappresentato dal lavoro sommerso, il 28,4% dalla mancata fatturazione ad opera di aziende e imprese ed il 17% dalla cosiddetta economia “informale”.
Sarebbero almeno 6 milioni i doppiolavoristi tra i dipendenti che, lavorando per circa 4 ore al giorno per 250 giorni, producono annualmente un sommerso di circa 91 mld di euro. Se a questi si aggiunge il lavoro degli immigrati clandestini e di coloro che esercitano doppie attività ma sono restii a denunciarle, dalle casalinghe ai pensionati fino ai liberi professionisti, si arriva ad un totale di 300 miliardi di euro. Altri 156 miliardi non dichiarati vengono generati dalle imprese ed altri 93 provengono ad esempio dal mercato sommerso degli affitti. Sommando le tre economie nascoste, quella prodotta sul mercato del lavoro e quella derivante dalle imprese con l’economia che è stata definita “informale”, si può quantificare il valore totale dell’economia sommersa in Italia pari a 549 miliardi di euro.
Sempre l’Eurispes ha condotto una simulazione per individuare i livelli di reddito di una famiglia tipo e successivamente li ha messi in relazione con le spese che essa deve sostenere per provvedere a tutte le necessità e mantenere un tenore di vita decoroso. In sintesi, coniugi entrambi lavoratori con due figli e un reddito medio di 2.500 euro mensili, rispetto ad un fabbisogno di 43.538 euro netti annui per sostenere le spese minime necessarie, registrano un deficit di reddito di oltre 6000 euro. I risultati della simulazione realizzata dall’Eurispes dimostrano che in genere una famiglia italiana deve poter disporre di un reddito superiore a quello effettivamente posseduto, anche solo per affrontare le spese minime necessarie. Questo fabbisogno viene colmato con i 1000-1300 euro mensili prodotti con il lavoro nero che sempre più spesso il marito o la moglie sono costretti a svolgere per far quadrare il bilancio familiare.
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