Presentato nella sede della Cgil nazionale. Il Rapporto dell´Osservatorio sul lavoro atipico, giunto alla terza edizione, è curato dalla Facoltà di Scienze della comunicazione della Sapienza insieme all´Ires e al Nidil Cgil.
Lo studio prende in esame tutti i parasubordinati, cioè gli iscritti alla gestione separata Inps (che svolgono mansioni a metà tra dipendenti e autonomi). Ma si concentra soprattutto sui titolari di contratti a progetto e di collaborazione. Nel 2007 sono risultati 1.566.978, solo +2,4 per cento rispetto all´anno prima. Un´inversione di rotta dovuta sostanzialmente all´aumento del contributo pensionistico di ben cinque punti percentuali rispetto al reddito, che ha reso meno conveniente per le aziende il ricorso alle collaborazioni, e agli incentivi per le aziende a stabilizzare i dipendenti.
Sei precari su dieci rimangono atipici per due anni di seguito, oltre il 37 per cento vi resta per un intero triennio, tutti con la stessa tipologia contrattuale, cioè senza miglioramenti economici. I “flessibili di lunga durata” sono per la precisione 789.690, in prevalenza maschi, con età media di 41 anni per le donne e di 47 per gli uomini, e un reddito medio di 12 mila euro. Si tratta soprattutto degli addetti alla contabilità e alla fiscalità aziendale. All´opposto, tra i contratti più brevi, ci sono gli addetti ai call center, ai recapiti e alla pubblicità.
Sempre secondo l’lOsservatorio sul lavoro atipico, nelle regioni del Centro-Sud, il fenomeno è ai massimi livelli: nel Lazio e in Calabria sono precari tre parasubordinati su quattro, in Campania, Puglia e Sicilia ben due su tre. All´ultimo posto tra le province è Reggio Calabria (82,2 per cento). Quanto ai settori, le percentuali maggiori di precariato rispetto al totale di parasubordinati si registrano nelle comunicazioni (87,2 per cento), nei servizi di consulenza (76,5), nella ricerca e nella sanità (76,6 e 73,2), le più basse nell´industria (30) e nel commercio (40).
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